Contravvenzioni. Vademecum dell’opposizione


  1. Pagamento in misura ridotta
  2. La rateizzazione
  3. Notifica del verbale
  4. L’istanza di autotutela
  5. Il ricorso al Prefetto
  6. Il ricorso al Giudice di Pace
  7. Cosa accade se non si fa opposizione e non si paga?

1. Pagamento in misura ridotta
Quando viene contestata una contravvenzione al codice della strada la prima possibilità che si presenta è quella di provvedere al pagamento della stessa. Il pagamento in misura ridotta è possibile entro 60 gg. dalla contestazione o dalla notificazione e preclude la possibilità di presentare ricorso. E’ opportuno in ogni caso conservare le ricevute di pagamento. Non è consentito il pagamento in misura ridotta:

  • quando il trasgressore non abbia ottemperato all’invito di fermarsi;
  • quando, trattandosi di veicolo a motore, il conducente si sia rifiutato di esibire il documento di circolazione, la patente di guida o altri documenti necessari per la circolazione (es. contrassegno assicurativo);
  • per alcune violazioni riguardanti il trasporto di cose;
  • per la circolazione con targa non propria o contraffatta;
  • per la circolazione con veicolo che ha subito il ritiro della carta di circolazione o di autorizzazione o licenza;
  • in caso di guida senza patente o con patente revocata, ritirata o sospesa;
  • in caso di guida con patente estera non emessa da Stato dell’UE scaduta di validità, quando la residenza in Italia è stata acquisita da più di un anno;
  • per alcune violazioni nel trasporto di merci pericolose;
  • in caso di inversione del senso di marcia in autostrada.

In questi casi (previsti dall’art. 202 c.d.s.) il verbale viene trasmesso entro 10 giorni al Prefetto competente per il luogo della violazione, il quale emette una ordinanza-ingiunzione con la quale determina l’ammontare della sanzione entro il limite massimo, secondo la gravità della violazione ed il comportamento del responsabile.

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2. La rateizzazione
I soggetti tenuti al pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria per una o più violazioni accertate contestualmente con uno stesso verbale, di importo superiore a 200 euro, che versino in condizioni economiche disagiate (reddito imponibile ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, risultante dall’ultima dichiarazione, non superiore a euro 10.628,16) possono richiedere la ripartizione del pagamento in rate mensili.

Se l’interessato convive con il coniuge o con altri familiari, il reddito è costituito dalla somma dei redditi conseguiti nel medesimo periodo da ogni componente della famiglia, compreso l’istante, e i limiti di reddito di cui al periodo precedente sono  elevati di euro 1.032,91 per ognuno dei familiari conviventi.

La richiesta di rateizzazione va presentata al prefetto, nel caso in cui la violazione sia stata accertata da funzionari, ufficiali e agenti dello Stato. È presentata al presidente della giunta regionale, al presidente della giunta provinciale o al sindaco, nel caso in cui la violazione sia stata accertata da funzionari, ufficiali e agenti, rispettivamente, delle regioni, delle province o dei comuni.

L’istanza di cui al comma 1 deve essere presentata entro trenta giorni dalla data di contestazione o di notificazione della violazione. La presentazione dell’istanza implica la rinuncia ad avvalersi della facoltà di ricorso al prefetto di cui all’articolo 203 e di ricorso al giudice di pace di cui all’articolo 204-bis. L’istanza è comunicata dall’autorità ricevente all’ufficio o comando da cui dipende l’organo accertatore. Entro novanta giorni dalla presentazione dell’istanza l’autorità di cui al comma 3 del presente articolo adotta il provvedimento di accoglimento o di rigetto.

Decorso il termine di cui al periodo precedente, l’istanza si intende respinta.

Se non si vuole pagare l’importo della contravvenzione perché si ritine che la stessa sia invalida, va presa in considerazione la possibilità di impugnarla presentando un formale ricorso.

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3. Notifica del verbale
Qualora non sia stato possibile procedere all’immediata contestazione della violazione il verbale, con gli estremi dettagliati della violazione e con l’indicazione dei motivi che hanno reso impossibile la contestazione immediata, deve essere notificato entro 90 giorni all’effettivo trasgressore (ed entro 100 giorni agli obbligati in solido, secondo quanto risulta dai registri del P.R.A., della Motorizzazione o dall’Anagrafe Tributaria, quando l’effettivo trasgressore non sia stato individuato oppure non se ne conosce la residenza, la dimora o il domicilio).

La Corte Costituzionale, con sentenza n.198 /96, ha stabilito che, nel caso in cui l’identificazione dell’effettivo trasgressore avvenga successivamente rispetto al momento in cui la violazione è stata commessa, il termine decorre dalla data in cui l’autorità è in grado di identificarlo.

Decorsi i 90 giorni dall’avvenuta violazione – a meno che tale ritardo non sia giustificato (vedi infra) – si estingue l’obbligo di pagare la contravvenzione determinando l’invalidità di ogni eventuale atto successivo dell’Amministrazione.

Alcune circostanze giustificano la notifica tardiva e devono comunque essere riportate nel verbale: es. la necessità di accertare l’effettivo proprietario del veicolo, a seguito della comunicazione da parte di un precedente proprietario, raggiunto da una notifica precedente, della vendita del veicolo in data anteriore alla violazione; altra ipotesi è quando, a seguito di incidente, la violazione è successivamente accertata a seguito delle indagini svolte dall’organo di polizia intervenuto.

Molto comune è il rilascio di avviso di pagamento sul parabrezza del veicolo: esso non è previsto dalla legge e non costituisce notifica. Naturalmente il pagamento della contravvenzione secondo le istruzioni ivi riportate estingue comunque il procedimento e non dà luogo alla successiva notifica del verbale. Se non si hanno buoni motivi per impugnare la contravvenzione potrebbe convenire pagare immediatamente la somma ivi indicata perché – non solo è in misura ridotta – ma anche decurtata delle spese di notifica.

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4. L’istanza di autotutela
Il modo più semplice per contestare la contravvenzione è la formulazione di un’istanza di autotutela che va presentata allo stesso organo che ha emesso la contravvenzione.

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5. Il ricorso al Prefetto
Più efficace è il ricorso al Prefetto da formulare – entro 60 gg. dalla notifica o dalla contestazione immediata – alla Prefettura del luogo ove è avvenuto il fatto contestato.

Vi sono due modalità alternative di presentazione:

  • raccomandata A/R da inviare direttamente al Prefetto
  • raccomandata A/R o consegna diretta all’organo accertatore (che lo ritrasmetterà al Prefetto)

La scelta di una o dell’altra modalità incide sui tempi della procedura.

Il Prefetto, esaminati i documenti, sentiti gli interessati che ne abbiano fatto richiesta può

  • respingere il ricorso ed emettere entro 120 giorni (che decorrono dalla data di ricezione degli atti da parte dell’ufficio che ha elevato la multa) un’ordinanza motivata con la quale ingiunge il pagamento di una somma non inferiore al doppio della sanzione minima per la violazione, più le spese del procedimento;
  • accogliere il ricorso il prefetto, nello stesso termine, disponendo l’archiviazione degli atti, comunicandola all’ufficio o comando cui appartiene l’organo accertatore, il quale ne dà notizia al ricorrente.

L’ordinanza con cui il Prefetto decide sul ricorso dev’essere emessa entro 210 gg. (nel caso il ricorso sia stato presentato direttamente al Prefetto cioè 30 gg. per l’invio della pratica all’organo accertatore, 60 gg. per l’istruttoria e 120 gg. per l’emissione), oppure entro 180 gg. (nel caso ci si sia rivolti all’organo accertatore). In caso contrario il ricorso dovrà intendersi per accolto e ne dovrà essere disposta l’archiviazione.

L’ordinanza, in ogni caso, dev’essere notificata al ricorrente entro 150 gg. dalla sua emissione. E’ possibile proporre opposizione avverso l’ordinanza-ingiunzione (oppure avverso il decreto di archiviazione) avanti al Giudice di Pace del luogo dove il fatto è avvenuto. Se il Prefetto emette l’ordinanza oltre i termini suddetti ciò costituisce ulteriore motivo di opposizione.

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6. Il ricorso al Giudice di Pace
L’unica forma di impugnazione in via giurisdizionale è quella dinanzi al Giudice di Pace del luogo in cui è stata commessa la violazione. Questa forma di ricorso è possibile in alternativa al ricorso al Prefetto, e va presentato entro 60 giorni dalla contestazione immediata o dalla notifica della multa.

Il ricorso al Giudice di pace può essere proposto anche dopo l’esito negativo del ricorso al Prefetto, ma in questo caso il termine è di 30 giorni dalla notifica dell’ordinanza-ingiunzione.

Il ricorso va formulato entro 60 gg. dalla notifica del verbale o dalla sua immediata contestazione. Il ricorso, in carta semplice, va depositato presso la cancelleria del Giudice di Pace od inviato per posta raccomandata, sempre nei termini sopra indicati, allegando la multa o copia dell’ordinanza-ingiunzione.

Il procedimento è regolato dalle norme generali previste dal codice di procedura civile e da quelle specifiche poste dalla L. n.689/81. Non è necessaria – anche se preferibile – l’assistenza di un avvocato: è bene ricordare che se il ricorrente ha deciso di stare in giudizio personalmente dovrà comunque sottostare alle regole procedurali summenzionate e che l’autorità che ha emesso il provvedimento opposto sarà comunque assistita da un legale. L’assistenza di un avvocato, inoltre, garantirà la corretta elaborazione delle argomentazioni difensive.

Occorrerà in ogni caso dichiarare la propria residenza o eleggere domicilio nel territorio di competenza del Giudice adito. Se ciò non è possibile occorrerà domiciliarsi presso la cancelleria dello stesso ed informarsi costantemente sui provvedimenti adottati (es. accoglimento della sospensione, fissazione di udienza etc.)

Il procedimento può concludersi:

  • con l’accoglimento del ricorso quando non vi sono prove sufficienti della responsabilità del ricorrente;
  • con l’accoglimento parziale (es. modifica dell’entità della sanzione pecuniaria);
  • con il rigetto del ricorso quando è accertata la responsabilità del ricorrente. In tal caso sono a carico di quest’ultimo, oltre alla sanzione che il giudice determina in misura non inferiore al minimo stabilito dalla legge, anche le spese del procedimento nonché gli onorari di avvocato della controparte salvo che il Giudice non disponga la compensazione in tutto o in parte delle spese per giusti motivi;

In caso di rigetto, in alternativa al pagamento, sarà possibile formulare appello in Tribunale, in virtù del D.Lgs. n.40/06 che ha disposto l’abrogazione parziale dell’art.23 L. n.689/81 nella parte i cui escludeva l’appellabilità della sentenza in favore del solo ricorso in cassazione.

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7. Cosa accade se non si fa opposizione e non si paga?
Se il pagamento in misura ridotta non viene effettuato entro il termine previsto e non sia stato proposto ricorso, il verbale con il quale è stata accertata la violazione diventa titolo esecutivo per una somma pari alla metà dell’importo massimo previsto dalla legge per quella violazione, più le spese di procedimento.

Il mancato pagamento delle somme comporta che la riscossione avvenga secondo le norme previste per l’esazione delle imposte dirette, cioè con l’iscrizione a ruolo e trasmissione di questo all’esattore incaricato per la riscossione. Entro 5 anni dalla consegna/notifica della contravvenzione – e comunque entro 2 anni dalla consegna del “ruolo” all’agente per la riscossione – si può ricevere una cartella esattoriale, a cui eventualmente segue il pignoramento.

Avverso la cartella, è possibile esperire varie forme di opposizione: es. ricorrere al Giudice di Pace (ex art.22 ss. L. n.689/81) entro 60 gg., chiedendo la sospensione e l’annullamento della stessa – contestando la mancanza o l’invalidità della notifica del provvedimento originale sanzionatorio o della ordinanza-ingiunzione emessa dal Prefetto a seguito del ricorso eventualmente presentatogli. E’ possibile presentare un’opposizione agli atti esecutivi contestando soltanto irregolarità formali e/o procedurali: cioè vizi propri della cartella esattoriale (es. vizi di notifica). Possono eventualmente essere fatti valere anche motivi di opposizione all’esecuzione (ex art.615 c.p.c.) legati a fatti successivi alla notifica della cartella (es. pagamento successivo).

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