Anche all’interdetto va risarcita l’irragionevole durata del processo


Anche l’interdetto, che sia parte del processo, ha diritto al risarcimento del danno non patrimoniale per la lesione del diritto alla ragionevole durata del processo.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione (sent. n.10412/09), per cui la risarcibilità del danno in parola prescinde da ogni riferimento alla sussistenza di un “dolore emozionale” ma rileva nella sua componente oggettiva di “offesa per la lesione del diritto ad un procedimento giurisdizionale che si svolga nei tempi ragionevoli, prescritti dalla Costituzione e dalla CEDU, a causa della conseguente perdita dei vantaggi personali conseguibili da una sollecita risposta del servizio giustizia”.