Notifica della cartella di pagamento e termini di decadenza


autore: dott. Giorgio Di Dio

Con Legge 156/2005 sono stati introdotti termini certi di decadenza per la notifica della cartella di pagamento da parte del Concessionario della riscossione. Il D.L citato fissa termini perentori partendo da un momento certo e facilmente verificabile dal contribuente . Difatti il D.L. dispone che :

1. Il concessionario notifica la cartella di pagamento al debitore iscritto a ruolo o al coobbligato nei confronti dei quali procede, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre:

a) del terzo anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione, ovvero a quello di scadenza del versamento dell’unica o ultima rata se il termine per il versamento delle somme risultanti dalla dichiarazione scade oltre il 31 dicembre dell’anno in cui la dichiarazione e presentata, per le somme che risultano dovute a seguito dell’attività di liquidazione prevista dall’articolo 36-bis del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, nonchè del quarto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione del sostituto d’imposta per le somme che risultano dovute ai sensi degli articoli 19 e 20 del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917;

b) del quarto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione, per le somme che risultano dovute a seguito dell’attività di controllo formale prevista dall’articolo 36 ter del citato decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973;

c) del secondo anno successivo a quello in cui l’accertamento è divenuto definitivo per le somme dovute in base agli accertamenti dell’ufficio.

Successivamente la sentenza della Corte di Cassazione n.16826 del 21 luglio 2006 ha stabilito che la certezza del termine per la notifica delle cartelle di pagamento si applica anche ai giudizi pendenti relativi alle dichiarazioni presentate fino al 31 dicembre 2001, distinguendo tra:

quelle per le quali il ruolo e stato formato e reso esecutivo prima del 30 settembre 1999, alle quali si applicano le regole precedenti con la differenza che i termini non sono più ordinatori ma perentori ( quindi a pena di decadenza) e quelle per le quali esso e stato formato e reso esecutivo successivamente, cui si applica la normativa del D.L. 156/2005.

La sentenza della Corte Costituzionale 16826/2006 stabilisce anche che in caso di contestazione

è il Fisco che deve provare la tempestività del procedimento di riscossione in tutte le sue fasi e i relativi termini.

La sentenza si riferisce ad un caso dell’art. 36 bis, ma è indubbio che costituisce una massima generale per tutte le cartelle, il che si evince dalla lettura completa della sentenza. Il fatto poi che la sentenza abbia stabilito il carattere perentorio anche dei termini antecedenti alla legge 156 del 2005 e che abbia detto a chiari lettere che

la pretesa erariale dovrà essere portata a conoscenza del contribuente entro un termine certo

e laddove vengano rispettati i termini della notifica della cartella (parliamo sempre della vecchia normativa), questi valgono a condizione che

siano rispettati gli altri termini interni alla procedura e, cioè, la formazione ed esecutività dei ruoli che deve avvenire entro il 31 dicembre del quinto anno successivo all’anno di presentazione della dichiarazione

rende difficile per l’ufficio dimostrare anche il rispetto dei termini antecedenti alla legge 156. Con tale legge, difatti, il legislatore ha ottemperato alla sentenza della Corte Costituzionale n. 280 del 15.07.2005, con cui è stata dichiarata l’illegittimità costituzionale dell’art. 25 del DPR 602/2002 , nel testo in vigenza come modificato dal D.Lgs n.193/2001, nella parte in cui non prevede un termine fissato a pena di decadenza, entro il quale il Concessionario deve notificare al contribuente la cartella di pagamento. Il giudice delle leggi ha, invero, evidenziato come la normativa sancita dal detto art. 25 D.P.R. n.602/73, nella parte in cui non prevede alcun termine per la notificazione dei ruoli al contribuente, è in palese contrasto con le norme costituzionali ed, in particolare, con l’art. 24 Cost.

non essendo consentito lasciare il contribuente assoggettato all’azione esecutiva del fisco per un tempo indeterminato.

Non vi è dubbio che conseguenza inevitabile di tale pronuncia della Corte Costituzionale è quella della illegittimità di tutte le cartelle di pagamento notificate in base ad una disciplina normativa incostituzionale.

fonte: ascomprocida


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