Ricorso ex art.710 c.p.c. per la modifica delle condizioni di separazione e principio di “ne bis in idem”


Solo il passaggio in giudicato della sentenza di divorzio fa venir meno il vincolo matrimoniale e lo stato di separati, che costituisce il presupposto dell’obbligo di mantenimento della moglie, il quale contestualmente cessa ed è eventualmente sostituito da quello di corrispondere l’assegno divorzile (Cass. 28 ottobre 2005 n. 21091, 24 luglio 2000 n. 9689 e 2 settembre 1997 n. 8381, tra altre), permanendo ovviamente gli obblighi genitoriali, come stabiliti o concordati nella separazione o come regolamentati diversamente in sede di divorzio. Pertanto si è affermato che la sentenza di divorzio non necessariamente comporta la cessazione della materia del contendere nella controversia sulle richieste di modifiche delle condizioni accessorie alla separazione, qualora permanga un interesse delle parti alla definizione di tale ultimo giudizio.

Tuttavia, poiché l’assegno di mantenimento in favore di uno dei coniugi è dovuto fino al passaggio in giudicato della sentenza che pronuncia il divorzio, deve sempre ritenersi ammissibile, proprio per l’opportunità del simultaneus processus innanzi allo stesso giudice per la definizione delle questioni patrimoniali indubbiamente connesse, la domanda di adeguamento dell’assegno di separazione nel corso del giudizio di divorzio, anche se il coniuge che tale adeguamento ha chiesto non si opponga alla pronuncia di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio e domandi contestualmente la corresponsione dell’assegno di divorzio ai sensi della L. n. 898 del 1970, art. 5, e sempre che non si chieda, per lo stesso periodo, la concessione di entrambi gli assegni (così Cass. 24 agosto 1994 n. 7488 citata in decreto e Cass. 1 agosto 1986 n. 4915).

Con il provvedimento emesso del presidente in via provvisoria, ben può convertirsi il contributo di mantenimento del coniuge separato in assegno provvisorio ai sensi della L. n. 898 del 1970, art. 4 (Cass. 27 gennaio 1986 n. 515).

Tuttavia, poiché la proposizione di identica domanda, in tempi diversi e dinanzi a due giudici, è preclusa dal divieto del ne bis in idem, ad evitare contrasti di giudicati (cfr. Cass. S.U. ord. 5 aprile 2007 n. 8527 e Cass. 18 settembre 2006 n. 20111, 1 luglio 2005 n. 15341, tra altre), contrasti che possono aversi anche nei provvedimenti instabili o rebus sic stantibus come quelli accessori alla separazione e al divorzio, esattamente si è ritenuta preclusa la medesima richiesta proposta in sede di modifica dei patti della separazione omologata, dopo la proposizione di essa con il ricorso di divorzio.

Nella fattispecie è stato dichiarato inammissibile il ricorso ex art.710 c.p.c. per la modifica delle condizioni accessorie alla separazione consensuale omologata con la richiesta di riduzione del  mantenimento dei figli e di eliminazione dell’assegno di mantenimento per la moglie, avendo il ricorrente proposto analoghe domande nel ricorso di divorzio al medesimo Tribunale.

(Cass. n.28990-2008)

Articoli correlati:

  1. Divorzio: determinazione dell’assegno e modifica delle condizioni economiche del coniuge
  2. Separazione e modifica dell’assegno di mantenimento
  3. Decorrenza dell’assegno di mantenimento attribuito in sede di separazione e dell’assegno divorzile
  4. Adeguamento dell’assegno di mantenimento nelle more del giudizio di separazione
  5. Accertamento del diritto all’assegno di divorzio e rilevanza delle dichiarazioni dei redditi