Il testamento olografo può essere valido anche in presenza di aggiunte apocrife


La presenza di piccole aggiunte, posteriori alla redazione del testo e sostanzialmente irrilevanti circa la destinazione dei beni, non possono invalidare il testamento sotto il profilo dell’assenza di olografia.

E’ stato efficacemente rilevato che altrimenti ogni custode di un testamento olografo potrebbe vanificare le volontà testamentarie apponendo segni grafici palesemente apocrifi.

Il principio è conforme agli insegnamenti della Corte di Cassazione, che ha già avuto modo di affermare (n. 2837/76; 12458/04) che il testamento olografo alterato da terzi può conservare il suo valore quando l’alterazione non sia tale da impedire la individuazione della originaria, genuina volontà che il testatore intese manifestare nella relativa scheda, mentre l’effetto di annullamento per carenza di olografia è conseguenza di interventi di terzi, anche di una sola parola, ma a condizione che l’azione del terzo si sia svolta durante la confezione del testamento.

Nella fattispecie la Suprema Corte ha escluso che la scritta eterografa modificasse le genuine disposizioni testamentarie e, altresì, che l’interpolazione potesse rilevare un “calo di forze” del testatore soccorso da un ignoto suggeritore. Ulteriore conferma è stata ricavata dalla particolare collocazione dell’aggiunta nonché dalla mano ferma e dalla coerenza espressiva tenute dal testatore anche dopo l’aggiunta medesima.

(Cass. n.26406/08)